lunedì 20 settembre 2010

22 settembre 2010 assemblea sindacale su precariato e sue ricadute

Cari tutti,

Mercoledi 22 settembre, ore 11.30, rettorato, tutte le organizzazioni sindacali hanno convocato un'assemblea unitaria con un solo putno all'ODG: situazione del precariato e sue ricadute.
In allegato la convocazione.
Questa assemblea, con il suo ODG secco ed inclusivo, è l'esito della pressione che il coordinamento dei precari della ricerca ha fatto sulla FLC-CGIL di catania ottenendo che dentro la normale dinamica delle relazioni e trattative sindacali venisse inclusa la questione del precariato della didattica e della ricerca al pari di quello degli amministrativi.
L'occasione è unica: mentre si pone il problema delle stabilizzazioni di una parte dei lavoratori precari dell'ateneo, dobbiamo mettere sul tavolo una volta per tutte le difficoltà, le incertezze e i disagi che sopportiamo per lavorare dentro questo ateneo.
Per organizzare al meglio il contributo dei ricercatori precari a questa assemblea e stilare insieme una serie di richieste e proposte da avanzare ai rappresentanti sindacali di tutte le sigle
il coordinamento dei precari della ricerca di catania si riunisce lunedi 20 settembre alle ore 19.00 presso la facoltà di Giurisprudenza, aula da definirsi in loco/appuntamento all'ingresso, con il seguente odg:

1) proposte per assemblea sindacale
2) situazione mobilitazione di ateneo

a mercoledì,
grazie
ricercatoriprecari@gmail.com

sabato 18 settembre 2010

mercoledì 1 settembre 2010

STOP GELMINI - presidio ai test d'ingresso - Le Ciminiere ore 10




cari tutti,

domani 1 settembre 2010 gli studenti, i precari, i ricercatori e i docenti che hanno a cuore l'università pubblica incontrano le famiglie e le matricole all'apertura della tornata dei test d'ingresso per i corsi di laurea (tutti) a numero chiuso dell'università di Catania.
Non un altro anno accademico può iniziare sotto la scure del Governo e la miope prospettiva del Ministro dell'Istruzione: denunciamo lo smantellamento dell'università pubblica, i tagli all'università e alla ricerca, il licenziamento dei ricercatori precari, il blocco del turn-over e l'attacco frontale al diritto allo studio.
Il futuro dell'università pubblica non è un problema di studenti, ricercatori e docenti, ma appartiene a tutte le famiglie.
Non c'è qualità senza opportunità: l'equazione "eccelenza" delle sedi universitarie = riduzione del numero di studenti ammessi è solamente indegna.

Appuntamento alle ore 10 a Le Ciminere, viale Africa, per diffondere la Lettera Aperta del Coordinamento Unico d'Ateneo e manifestare in difesa dell'università pubblica, laica e pluralista in cui ci piace lavorare.

A domani,
ricercatoriprecari@gmail.com



LETTERA APERTA AGLI STUDENTI E ALLE LORO FAMIGLIE


Cara studentessa/caro studente,
Gentile genitore,

come probabilmente sapete l’Università italiana vive una fase di tremenda crisi.
Il governo, con le ultime leggi finanziarie, ha ridotto del 20% i finanziamenti all’Università.
Del 20% !!! C’è da chiedersi: quale altra parte del sistema statale – Trasporti, Sanità, Giustizia – potrebbe reggere un taglio di questo tipo? Basta pensare che la scuola italiana è in una crisi estrema con dei tagli del 10% circa.
Questa scelta avrà delle conseguenze di cui tutti voi dovete essere coscienti.

La prima conseguenza è quella di un aumento costante e progressivo delle tasse universitarie; le tasse aumenteranno già dal prossimo anno di circa il 20%. A tale aumento ne seguiranno altri negli anni successivi, di entità eguale e forse maggiore. Tra tre-cinque anni le tasse universitarie di uno studente proveniente da una famiglia di reddito medio saranno aumentate del 100%.
Che senso ha aumentare le tasse universitarie, già da quest’anno, con le famiglie in crisi e la sofferenza economica in atto? È questa la soluzione alla crisi del nostro paese? Perché gli altri paesi avanzati (USA, Germania, Francia) stanno invece aumentando o mantenendo invariate le risorse per l’istruzione, l’Università e la ricerca? Con questi tagli l’Italia è il paese europeo che investe di meno nella ricerca e nell’Università: solo lo 0,8% del Prodotto Interno Lordo, cioè della ricchezza del paese. La media europea è l’1,4%.

La seconda conseguenza è quella della riduzione dei servizi agli studenti. Diminuiranno le borse di studio, le mense, le case dello studente, verranno tagliati molti corsi di laurea, ed è già stato istituito il numero chiuso in tutti i corsi di studio. Perché il governo afferma che vuole tutelare il diritto allo studio quando in 60 anni di vita repubblicana non è mai stata fatta una seria politica in tal senso? Non si vergogna? Senza queste forme di assistenza, infatti, solo le famiglie ricche e non troppo numerose potranno affrontare la scelta di una formazione universitaria di qualità dei figli. Questo non è giusto, non è civile, non è dignitoso.

La terza conseguenza è il licenziamento di migliaia di persone che lavorano nell’Università e la riduzione della qualità dell’offerta didattica
Troppo spesso la televisione e i giornali danno un’immagine distorta dell’Università. L’Università dei “baroni”, l’Università del nepotismo, l’Università dei figli dei figli, degli amici degli amici. Nell’Università esistono certo dei casi di gestione poco trasparente, come in altre parti del nostro sistema statale. Ma nell’Università lavorano, con sacrificio e con retribuzioni penose, migliaia e migliaia di giovani. Forse voi studenti non sapete che il 40% circa di quelli che giustamente chiamate “professori” sono precari, “contrattisti”, che verranno fortemente penalizzati dai tagli ai finanziamenti dell’Università pubblica previsti dal governo già a partire da quest’anno. E forse voi genitori ignorate che senza quel 40 % l’offerta didattica rischierebbe, a fronte di un aumento delle tasse, di essere affidata a soggetti estranei all’Università e assolutamente non qualificati che certamente non potrebbero garantire quell’alto livello di formazione che oggi più che mai il mercato del lavoro richiede.

L’Università attende una riforma; una riforma che punisca i baroni, i privilegi, le cricche. Lo scorso luglio il Senato della Repubblica ha approvato il DDL 1905 (la cosiddetta “Riforma Gelmini”). Una legge dannosa e inutile che consegna le Università nelle mani di manager di nomina politica, riduce la democrazia negli atenei (dando tutto in mano a pochi baroni), relega i giovani studiosi in un limbo di 11-13 anni di precariato (cosa impensabile in qualsiasi altro paese europeo) prima dell’assunzione come docenti, dipendente comunque dalle risorse finanziarie. In realtà la riforma del ministro Gelmini punirà sopratutto i deboli, quelli che non sono tutelati, facendo pagare il conto solo alla nuova generazione, costituita dagli studenti e dai giovani precari in attesa di assunzione.



Per tutte queste ragioni il mondo dell’Università ha deciso di protestare.
Hanno deciso di protestare, rinunciando agli insegnamenti, i ricercatori, assunti e valutati solo per fare ricerca, con la possibilità di svolgere attività didattica integrativa di supporto ai professori associati ed ordinari, ma che in realtà coprono (volontariamente e gratuitamente) circa il 35% degli insegnamenti dell’Università italiana e svolgono una parte essenziale della ricerca avanzata. Hanno deciso di protestare i professori associati, il cui ruolo viene svilito e disconosciuto, e sempre più professori ordinari si stanno unendo alla protesta nazionale, accettando solo le ore di insegnamento frontale prescritte dalla legge, nella consapevolezza che questa “riforma” costituisce la fine dell’Università italiana. Moltissimi tra i colleghi precari e tra gli studenti condividono e sostengono la nostra protesta e con essi il personale tecnico-amministrativo delle Università.
Molti atenei sono già sull’orlo della chiusura. Molte Facoltà chiudono. Decine di corsi di laurea vengono tagliati. Con questa politica l’Italia diventerà presto un paese sottosviluppato.

Vogliamo una Università che aiuti il paese a crescere e a diventare forte; una università che dia benessere e futuro ai nostri giovani. Perché l’università è il cervello di un paese moderno; l’università e la scuola sono l’unico strumento per rispondere alle sfide culturali ed economiche del futuro. Non siamo ingenui: il futuro, il benessere non ce li regalerà certo la televisione! Per questo, cari studenti, cari genitori, vi chiediamo di sostenere la nostra protesta. La nostra protesta è a vostra disposizione; la nostra protesta ha un senso se diventerà la protesta degli studenti, delle famiglie, di tutta l’università.
Non lasciamo che nessuno rubi il nostro futuro!



Coordinamento Unico d’Ateneo catanese – docenti, precari, studenti contro il DDL Gelmini per una Università pubblica, libera e aperta a tutti
http://unictno1905.wordpress.com/

martedì 3 agosto 2010

COORDINAMENTO UNICO D’ATENEO CATANESE

DOCUMENTO CONTRO IL DDL N.1905 E LA MANOVRA FINANZIARIA




Il Coordinamento Unico dell’Ateneo catanese, formato da professori, ricercatori, precari e studenti, si è riunito oggi 27/07/2010 presso l’Aula E del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania.

Il Coordinamento Unico dell’Ateneo di Catania, in continuità con le istanze dei ricercatori dell’Università di Catania che hanno avviato la loro mobilitazione già da mesi ed in sinergia con il movimento di protesta nazionale contro il DDL 1905 e la manovra finanziaria correttiva, attualmente in discussione in Parlamento, ribadisce quanto sia inaccettabile il contenuto del testo sulla riforma universitaria, in particolare per l’indecoroso trattamento riservato ai ricercatori già strutturati, ai ricercatori precari e per le determinazioni relative alla governance. Il Coordinamento ribadisce ancora che tale disegno mortifica finanziariamente e professionalmente il professore universitario, unico dipendente pubblico non contrattualizzato, che risentirà degli effetti della riduzione stipendiale per tutto l’arco della sua vita lavorativa e nel trattamento pensionistico.
Il Coordinamento, inoltre, denuncia che la manovra colpisce in modo mirato, tra tutti i lavoratori dell’Università, i più giovani in ruolo ed i precari, cancellando le opportunità di accesso ai ruoli e di progressione di carriera.
Il Coordinamento, infine, condanna aspramente i tagli indiscriminati all’FFO e riafferma:
- che non si può parlare di formazione di qualità in assenza di un piano di investimento in risorse umane ed economiche;
- che non si può non opporsi con decisione allo smantellamento dell’Università pubblica statale e del sistema di tutela del Diritto allo Studio.

Inoltre valuta negativamente:
- la proposta del pensionamento a 65 anni per tutti, senza che vi sia un chiaro piano del turnover generazionale;
- la scelta iniqua e penalizzante del blocco per tre anni delle retribuzioni dei docenti universitari a quanto
percepito nel 2010, e l’ulteriore riduzione del salario accessorio;
- la previsione della riduzione al 50% del numero dei contratti a termine e co.co.co. stipulati nell’anno 2009, che nei fatti rappresenta la cancellazione del posto di lavoro per molti precari della didattica e della ricerca, che per anni hanno contribuito al funzionamento delle Facoltà e dei Dipartimenti.

Il Coordinamento elabora il seguente documento su proposte e strategie d’azione, al fine di mobilitare la comunità tutta per un’altra idea di Università.

Un’altra Università è possibile se:
  • si garantiscono realmente l’autonomia degli Atenei, il carattere pubblico dell’Università quale sede principale della ricerca e il sistema di tutela del diritto allo studio, facendo dell’elaborazione e della trasmissione dei saperi il fulcro dello sviluppo, dell’innovazione e della crescita del nostro Paese;
  • si salvaguarda il principio di rappresentatività delle varie componenti della comunità accademica a tutti i livelli, includendo anche quelle che oggi non sono rappresentate;
  • si aboliscono i tagli indiscriminati agli Atenei, puntando piuttosto a ridurre drasticamente gli sprechi e le ridondanze e garantendo il rispetto degli impegni assunti con il trattato di Lisbona;
  • si rimuove il blocco del turn-over - introdotto con la legge 133/08 – e si rilancia un piano straordinario di reclutamento sulla base delle risorse finanziarie rese disponibili dai pensionamenti previsti nell’arco dei prossimi anni, rispondendo così alle crescenti necessità di rinnovamento generazionale del sistema universitario;
  • si definisce un piano ordinario di reclutamento su base meritocratica con tempi, ritmi e risorse certe e si pianificano gli avanzamenti di carriera su base meritocratica, utilizzando indicatori riconosciuti a livello internazionale, parametrati con i debiti correttori, per valutare produzione scientifica, didattica e incarichi gestionali;
  • si incrementa il fondo per il diritto allo studio, garantendo agli studenti maggiori opportunità in modo proporzionale al reddito;
  • si rivede la gestione delle risorse destinate alla tutela del diritto allo studio legando le tasse universitarie al reddito reale, valutato con criteri oggettivi e uniformi, e si assegnano borse di studio e alloggi a chi ne ha realmente bisogno;
  • si cancella la moltitudine delle figure precarie e si riscrive con chiarezza il progetto dell’istituzione di un’unica figura pre-ruolo, esplicitamente legata a percorsi certi (tenure track) con l’allocazione delle risorse specifiche per la progressione di carriera all’atto dell’assunzione;
  • si provvede a dare maggiore valore al titolo di dottore di ricerca, strutturando i percorsi formativi anche nella prospettiva di una spendibilità del titolo sul mercato del lavoro;
  • si riorganizzano i ruoli di Ricercatore e Professore universitario in un ruolo unico della docenza articolato su diversi livelli retributivi sulla base della valutazione della produzione scientifica, didattica e degli incarichi gestionali, effettuata utilizzando indicatori riconosciuti a livello internazionale, parametrati con i debiti correttori .

Un’altra Università si costruisce attraverso obbiettivi condivisi e azioni unitarie.
Il Coordinamento Unico d’Ateneo, dunque, ribadisce come forma di protesta la dichiarazione di indisponibilità dei ricercatori a ricoprire incarichi didattici non obbligatori per legge e dei professori associati e ordinari ad assumere incarichi lasciati liberi dai ricercatori e comunque eccedenti il compito istituzionale definito dalla Facoltà di appartenenza. Il Coordinamento chiede, poi, che in tutte le Facoltà sia deliberato il numero minimo delle ore di didattica per ogni docente, come da RDA, facendo osservare che non è opportuno procedere alla programmazione didattica in assenza di tale deliberato.

L’attività del Coordinamento si articolerà in tre gruppi di lavoro: comunicazione, rapporti con le istituzioni e gestione di un forum e di una pagina web, già costituiti.
Il Coordinamento definisce le seguenti strategie operative:
- invio del presente documento al Rettore, al Direttore Amministrativo, ai Presidi e ai Direttori di Dipartimento perché ne diano ampia diffusione e ne discutano con tutte le componenti universitarie nei luoghi istituzionali di appartenenza;
- raccordo con i referenti di altri Atenei e costruzione del Coordinamento Nazionale dei Docenti Universitari attraverso cui operare per obiettivi comuni definendo strategie d’azione e forme di lotta condivise;
- richiesta alla classe politica siciliana di farsi portavoce in Parlamento del disagio dell’Ateneo recependo i contenuti del presente documento.

Il Coordinamento, in considerazione della gravità della situazione attuale e dell’urgenza di realizzare manifestazioni efficaci, lancia un piano di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica per condividere le iniziative di opposizione al DDL 1905, al fine di proteggere la qualità, l’efficienza e la dignità dell’Università pubblica.
In Coordinamento, inoltre, convoca un’assemblea d’Ateneo per il 13 Settembre 2010 a cui inviterà tutte le componenti universitarie, il Rettore e i Presidi.

Catania, 27 Luglio 2010
Coordinamento Unico d’Ateneo

Allegato:
Report della riunione del Coordinamento Unico di Ateneo del 3/08/2010




martedì 20 luglio 2010

NON C'E` POSTO PER TE

Appello a ricercatori, professori, personale TA, studenti che hanno a cuore l'Università e il suo, nostro, futuro.



In data 8 luglio 2010 la CRUI (che, lo ricordiamo, altro non dovrebbe essere che una libera associazione privata, priva di qualsiasi ruolo o funzione istituzionali) ha votato all'unanimità una mozione (http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1916) in cui, intervenendo sul DDL 1905 in imminente discussione parlamentare, delinea le sue proposte in materia di riforma dell'ordinamento e del reclutamento universitari.

Come precari della ricerca, interessati al futuro dell'università e non solo alle nostre prospettive lavorative, intendiamo rendere pubblici la nostra interpretazione e il nostro giudizio sulla mozione, non dimentichi della straordinaria protesta che i ricercatori stanno portando avanti da mesi per una riforma seria e lungimirante dell'università.

Ci preme infatti denunciare come la mozione pretenda di favorire promozioni interne a totale scapito del reclutamento. Se tali proposte venissero accolte, gli effetti sul futuro nemmeno tanto lontano dell'università sarebbero certamente nefasti: invecchiamento del corpo docente, perdita di competitività della ricerca (basata, lo ricordiamo, anche sul lavoro di molti precari), fuga di cervelli e quindi di finanziamenti, in parole povere la notte dell'università italiana.

In dettaglio, vista la dichiarata scarsità di fondi ordinari attuale e futura, ci pare che i punti salienti (aumento delle quote per promozioni interne, 2000 passaggi RU->PA all'anno e chiamate a professore aggregato) avrebbero questi effetti:

  • 1) L'azzeramento della prospettiva di reclutamento di nuove leve per i prossimi 10 anni, che avrebbe pesantissime conseguenze per i giovani ma anche per le migliaia di precari meritevoli che hanno pagato e continuano a pagare una gestione dell'università unicamente rivolta ad abbassare il costo del lavoro di chi è in posizione più debole (precari della ricerca, TA, ricercatori). Inoltre, indipendentemente dall'aspetto sociale, vogliamo notare che il taglio di una componente vitale e creativa del personale didattico e di ricerca non può che arrecare un danno anche all'università stessa.
  • 2) Allo stesso tempo, le proposte di progressione preferenziale, che nei fatti si configurano come una vera ope legis, interesserebbero soprattutto i ricercatori più anziani per i quali il costo di una promozione è nullo o limitato. Ancora una volta con grave danno per i ricercatori più giovani e in maniera del tutto indipendente dal merito. Ed è chiaro che una mortificazione del merito anche tra i ricercatori finirebbe per tradursi in un ulteriore colpo al sistema universitario.
  • 3) In questo quadro, anche le garanzie richieste per i contratti di tenure track (che nel DDL attuale andrebbe più propriamente chiamata tenure trash) appaiono del tutto demagogiche, dal momento che i pochi fondi per bandire tali posizioni saranno largamente fagocitati dalle progressioni di cui sopra.
Lascia allibiti lo smaccato tentativo di barattare il futuro dell'università per un “piatto di lenticchie” da offrire ai ricercatori, nella speranza che questo sia sufficiente a far partire il prossimo anno accademico; piatto di lenticchie, tra l’altro, probabilmente virtuale in quanto è del tutto dubbio che i posti promessi arriveranno realmente anche in caso di approvazione della richiesta. Ricordiamo, a chi la avesse dimenticata, la tragicomica vicenda del reclutamento Mussi, che ha di fatto sostituito il reclutamento ordinario ed è stato affossato dai tagli e dai ritardi governativi.

Ovviamente, se da una parte è giusto che l'università recluti e paghi i docenti di cui ha bisogno, ci rifiutiamo di assistere passivi allo spettacolo di un’Italia miope, capace solo di pensare riforme a totale carico delle generazioni future.

Per i motivi fin qui esposti

- stigmatizziamo l'iniziativa della CRUI come tendenziosa e incurante del futuro dell'università, iniziativa NON DEGNA di una categoria, quella dei rettori, che dovrebbe lavorare per l’interesse del nostro sistema accademico; piuttosto che lasciarsi sedurre dalla prospettiva degli smisurati poteri, al di fuori di ogni controllo terzo, che sarebbero loro concessi, essi farebbero bene ad interrompere la monotona litania di appelli per l’approvazione del ddl Gelmini e seguire l’esempio dei loro ben più coraggiosi predecessori che appena pochi anni fa minacciarono di dimettersi in blocco per tagli e provvedimenti che appaiono una miserevole quisquilia rispetto a ciò che il governo ha fatto e intende ancora fare;

- ci auguriamo che le componenti accademiche non si prestino a questo patetico gioco volto solo a sedare la protesta dei RTI, introducendo una corsia preferenziale e rendendosi così carnefici al tempo stesso dell'università e di due generazioni di ricercatori;

- ribadiamo la nostra SOLIDARIETA` ALLA PROTESTA dei ricercatori, riconoscendoci nei punti avanzati nel documento del 29 Aprile;

e aggiungiamo:

- che la drammatica situazione dei precari della ricerca e delle attività di ricerca nelle università richiede una soluzione individuabile solo in un RECLUTAMENTO STRAORDINARIO DI EMERGENZA, IN TERMINI DI CONCORSI, da finanziare adeguatamente;

- che questo può e deve avvenire nel contesto del ruolo unico in tre livelli proposto dalla rete 29 Aprile, in modo da non mettere in conflitto le diverse componenti del mondo della ricerca;

- che le risorse potrebbero e dovrebbero essere trovate mediante la riduzione a 65 ANNI dell’età pensionabile di tutti i docenti universitari con riutilizzo, senza alcun vincolo sul turnover, del budget reso disponibile per il reclutamento di nuovo personale;

- che è necessario adeguare le condizioni di lavoro dei precari dell'università a standard civili, come prescritto dalla Carta Europea dei Ricercatori, iniziando per esempio dal riconoscimento di un trattamento previdenziale e retributivo equiparato ai lavoratori strutturati.

Manifestiamo infine la nostra disponibilità ad un'assemblea di tutte le componenti coinvolte nella protesta, da tenersi dopo l'estate, con particolare riguardo a:

1) azioni per scongiurare la sostituzione dei ricercatori indisponibili da parte di precari ed esterni;

2) azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento verso gli studenti in vista dei disagi che dovranno sopportare. Il presente documento è rivolto a tutte quelle componenti del mondo universitario e della società consapevoli dei reali bisogni dell'università, e delle conseguenze nefaste di proposte quali quella della CRUI.



Invitiamo tutte le realtà di precari costituitesi spontaneamente nelle varie sedi locali a trovare luoghi comuni di discussione e, a questo fine, mettiamo a disposizione di tutti la mailing list “ricercatoriprecari‑dibattito+subscribe@googlegroups.com”.

Infine annunciamo un preliminare incontro nazionale, che intendiamo tenere nei prossimi giorni, al fine di promuovere un coordinamento dell'azione dei precari dell'università e programmare iniziative di protesta e mobilitazione in vista dei mesi autunnali. Al fianco dei ricercatori e degli studenti.

Primi firmatari:


Coordinamenti:

Precari Invisibili della Ricerca - Università della Calabria

Coordinamento Docenti Precari Unifi

Urbanistes sans papiers (Dipartimento di Urbanistica e pianificazione del territorio, Università di Firenze)

Coordinamento Precari dell'Università di Torino

Coordinamento Precari della Ricerca Catania


Precari per il coordinamento delle mobilitazioni:

Leonardo Bargigli, assegnista - Università Politecnica delle Marche

Andrea Capocci - Post-doc - Università "La Sapienza" di Roma

Alvise Mattozzi, ex-assegnista in attesa di rinnovo e docente a contratto, Università Iuav di Venezia

Fabrizio Nesti, assegnista - Università di Ferrara (ex L'Aquila)

Luca Tomassini, assegnista - Università di Roma "Tor Vergata"

Paolo Ariano, assegnista - Università di Torino

Paola Milla, contrattista - Università di Torino

Luana Ceccarini, ex post-doc, docente a contratto - Università di Torino
Simona Dalmazzo, borsista - Università di Torino


L'appello è visibile all'indirizzo:

http://www.petitiononline.com/univit15/petition.html